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B UTTERFLY TIROIDE, CULTURA E SOLIDARIETÀ.
IL BREVIARIO
Tiroide e gravidanza: meglio non rischiare!
di Arianna Di Paolo
Nelle donne in età riproduttiva la patologia tiroidea è estremamente frequente, seconda solo al
diabete mellito. Per questo è importante conoscere quali siano le strategie di prevenzione e di
cura più adatte per le donne in gravidanza.
Come sappiamo, gli ormoni tiroidei sono la benzina del nostro corpo: aiutano tutti gli organi a
crescere correttamente e a svolgere nella maniera più adeguata la propria funzione. In gravidanza,
poi, sono necessari per il corretto sviluppo del feto: quando la tiroide fetale non si è ancora
formata, il feto dipende totalmente dall’apporto di ormoni tiroidei materni; successivamente, gli
ormoni tiroidei materni fungono da supporto alla tiroide appena formatasi.
I cambiamenti della donna in gravidanza determinano cambiamenti nel metabolismo tiroideo.
Diversi studi, come quelli di Yassa L. e colleghi del Brigham and Women’s Hospital di Boston,
hanno dimostrato un aumento del 20-40% della richiesta degli ormoni tiroidei (T3-triiodiotironi-
na- e T4 –tiroxina-) in gravidanza. Il loro livello nel sangue, infatti, aumenta, mentre il TSH
(ormone tireo-stimolante) diminuisce.
Tutte queste fisiologiche modificazioni indotte dalla gravidanza sono di norma ben tollerate da
chi ha una buona riserva tiroidea. Quando, invece, la situazione tiroidea è precaria possono
insorgere problemi: può venire alla luce una patologia tiroidea latente, oppure le alterazioni
preesistenti alla gravidanza possono rendere incapace la tiroide di aumentare il suo lavoro come
necessario, con conseguente sofferenza per il feto.
Studi europei e americani hanno dimostrato che l’ipotiroidismo materno (cioè uno stato di
ridotta funzionalità tiroidea) manifesto o subclinico può essere responsabile talvolta ad aumento
delle complicanze della gravidanza (morte fetale, nascita pre-
termine o distacco della placenta) e a problemi nello sviluppo
cerebrale del feto; inoltre può predisporre il neonato a sviluppare
nell’adolescenza e nella prima età adulta patologie tiroidee e
non tiroidee (ad esempio epilessia, autismo, deficit dell’attenzione,
iperattività e patologie psichiatriche).
Anche l’ipertiroidismo materno (cioè uno stato di iper-funzionalità
tiroidea) è stato collegato con un aumento delle malformazioni
fetali, soprattutto se insorto nel primo trimestre di gravidanza.
L’aspetto positivo è che, con una appropriata gestione delle al-
terazioni tiroidee in gravidanza, è possibile minimizzare, se
non eliminare del tutto, le possibili complicanze per la madre e
per il feto.
Foto da Carney La et alt. Thyroid disease in
pregnancy. American Family Physician.
Pertanto cosa consigliare ad una donna che vuole intraprendere una gravidanza?
Per le donne con sintomi di patologia tiroidea, in stato di gravidanza o che desiderano una
gravidanza, un controllo del metabolismo tiroideo è d’obbligo.
Anche per le donne senza sintomi ma con aumentato rischio* di patologia tiroidea è opportuno
effettuare uno screening in gravidanza, così come indicato dalle linee guida dell’American
Thyroid Association, l’associazione scientifica di riferimento per quanto concerne la tiroide.
È, invece, argomento dibattuto nella letteratura scientifica se effettuare lo screening tiroideo a
tutte le donne in gravidanza asintomatiche e non ad alto rischio.
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