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B UTTERFLY TIROIDE, CULTURA E SOLIDARIETÀ.
Malattie, sofferenze ed
ispirazione artistica:
“Antonio Ligabue”
Cultura e Società indubbio che nel corso dei secoli molti artisti abbiano tro-
vato, nella malattia e nella sofferenza, una fonte inesauri-
Èbile di ispirazione, lasciando opere inestimabili anche dal
punto di vista del proprio vissuto sociale e della creazione imma-
ginaria. Tra questi merita ricordare Antonio Costa, nome che di per
sé non evoca molto se non avesse voluto chiamarsi Ligabue, nato
in Svizzera nel 1899 ascritto per anno di nascita ai c.d. ragazzi del
99, ultima classe di leva strappata alla prima gioventù e chiamata
a combattere la Grande Guerra del 1915/18; fu tuttavia scartato in
quanto aveva già pagato un tributo alla sua giovane vita, quello
di essere stato ricoverato in più di un ospedale psichiatrico.
Questa malattia e la conseguente sofferenza lo accompagnarono
durante tutta la sua esistenza. Morì il 27 maggio del 1965, paraliz-
zato a seguito di una caduta da una moto. Solo nel 1963 fu cresi-
mato e l’anno successivo fece la prima comunione, fu lui stesso a
sollecitarla al prete: “perché a me no? Suntia na bestia me” (sono
di Pietro Graziani una bestia io?), al prete che gli chiese cosa fosse l’eucarestia, ri-
spose: “Nostar Signur”.
Era pazzo? Certamente attraversava momenti difficili di depres-
sione, di agitazione che lo allontanavano dal reale, dalla gente, fu
più volte ricoverato per “psicosi maniaco-depressiva”, gli fu anche
diagnosticato un carattere irascibile e violento, nel febbraio del
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