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B UTTERFLY TIROIDE, CULTURA E SOLIDARIETÀ.
Ricordi d’estate
Cultura e Società na delle tradizioni romane in via d’estinzione è quella del
venditore ambulante di angurie a fette, altrimenti detto
U“cocomeraro”.
Il termine “cocomeraro” non risponde all’italiano più puro, ma va-
lide alternative non ci sono (o almeno chi scrive non è riuscito a
trovarle).
“Cocomeraio” è addirittura impresentabile.
“Venditore di cocomeri” è una soluzione certamente più corretta,
ma è generica perché accomuna l’attività di vendita del frutto in-
tero, svolta da supermercati, verdurai e similia con quella precipua
del cocomeraro che è la vendita del cocomero a fette per l’imme-
diato consumo.
“Operatore del settore cucurbitacee” è politically correct, ma ridi-
colo.
Alla fine è inevitabile rassegnarsi a “cocomeraro”.
Chiarito il nome della specie, questa estinzione, al pari di altre (ma
di Mario Rosati non tutte) non solo è ingiusta, ma, almeno in parte, anche inspie-
gabile.
Il cocomeraro sembra più che allineato alle tendenze del costume
contemporaneo: il cocomero è un cibo salubre, idratante, dietetico
ed economico. Inoltre può essere mangiato in modo informale, in
punta di dita: forse uno dei primi finger food.
A dire il vero, mangiare il cocomero in punta di dita richiede
un’abilità che non è proprio di tutti.
Soprattutto per i puristi del rito – e per gli igienisti che rifuggono
l’idea di avvalersi dei coltelli di uso comune posti sulla sommità dei
banchi – addentare direttamente la fetta di cocomero richiede il
sapiente e coordinato uso non solo di dita, ma di braccia, di bacino,
di gambe e di collo, salvo altri. Una prova al tempo stesso di sin-
cronismo e contorsionismo.
Ma nel caso, affatto infrequente, di danni collaterali, soccorre la
logistica del cocomeraro, solitamente attendato nei pressi di un
“nasone”.
Nella scarsa illuminazione delle strade, i festoni di lampadine, i co-
lori brillanti e traslucidi dei frutti esposti e la spensierata allegria
degli habitues ravvivavano fino a qualche tempo fa la quiete not-
turna, rappresentavano un’estrema opportunità della giornata per
chi non era pago di vita, una sorta di “approdo di terra” (per dirla
con le parole di P. Conte) per chi non voleva rassegnarsi a rincasare
e preferiva circondarsi di persone, colori e suoni in ore altrimenti
consegnate al buio, al silenzio e al sonno.
Bella e varia era l’utenza del cocomeraro: persone di tutte le classi
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