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B        UTTERFLY          TIROIDE, CULTURA E SOLIDARIETÀ.




                                            L’intervista a


                                            SE Mons. Eshua Cornelius,


                                            Arcivescovo di Bamenda





                          L’intervista               ra  gli  obiettivi  ispiratori  della  nostra  Onlus  Butterfly  c’è
                                                    stata, sin dalla sua nascita, la volontà di portare la preven-
                                            T zione, la diagnosi e la cura delle patologie tiroidee e delle
                                            malattie correlate nei Paesi in via di sviluppo.
                                            Il sogno è quello di una medicina solidale che non sia solo appan-
                                            naggio  di  chi  ha  più  risorse  economiche  o  culturali.  Vogliamo,
                                            inoltre, fornire ai medici di questi paesi l’opportunità di avere una
                                            formazione specifica che consenta loro di continuare in maniera
                                            autonoma il programma diagnostico- terapeutico di prevenzione.
                                            Non  a  caso  il  nostro  motto  è  “Solidarietà  e  formazione  sulle
                                            malattie tiroidee e patologie correlate”!
                                            È da questi sentimenti che nasce il progetto BxB “Butterfly for Ba-
                                            menda”, che ha visto la luce grazie alla determinata collaborazione
                                            dell’Arcivescovo di Bamenda, S. E. R. Mons. Cornelius Fontem Esua.
                                            Grazie al suo operato i nostri medici porteranno la prevenzione e
                                            la cura della patologia tiroidea nell’Arcidiocesi di Bamenda già dal
                                            mese  di  Giugno.  Entusiasti  per  questo  traguardo,  ci  fa  piacere
                                            parlare con lui nell’Intervista del primo numero della nostra rivista.







                                            Eccellenza,
                                            Lei è l’Arcivescovo di Bamenda, citta del nord-ovest del Camerun.
                                            Come descriverebbe in poche parole la sua comunita’?
                                            L’Arcidiocesi  di  Bamenda  ha  una  superficie  di  circa  12.000  km2
                                            con una popolazione di quasi 1.500.000 persone. Fa parte della
                                            zona montagnosa del Camerun. La maggior parte del territorio
                                            della diocesi è di tipo rurale e sono poche le infrastrutture stradali.
                                            Manca  spesso  l’acqua  potabile  e  l’approvvigionamento  idrico
                                            dipende essenzialmente dalla pioggia. Piove circa 4-6 mesi l’anno
                                            e spesso la stagione secca dura più di 6 mesi.
                                            La città di Bamenda ha una popolazione di più di 500.000 persone;
                                            tale numero è in rapida crescita a causa dell’esodo dai villaggi
                                            rurali limitrofi di molti giovani, che oramai costituiscono più del
                                            60% della popolazione della città. L’economia del territorio dio-
                                            cesano è prevalentemente agricola; le industrie sono praticamente
                                            assenti,  ma  la  popolazione  è  molto  dinamica  e  l’artigianato  è
                                            florido.  La  scolarità  è  più  del  75%.  La  situazione  sanitaria  è
                                            ancora molto precaria perché sono ancora pochi gli ospedali, i
                                            medici e il personale sanitario specializzato. La rapporto medico-
                                            paziente è di 1:4000.



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