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B        UTTERFLY          TIROIDE, CULTURA E SOLIDARIETÀ.








                                            Natale: paesaggio

                                            di ricordi






                            Editoriale                alla 57^ Avenue di New York alla Prästgatan di Stoccolma
                                                     ed anche in molti altri luoghi meno celebrati e noti, in
                                            Dquesti giorni fervono i preparativi per celebrare il Natale
                                            con  luci,  festoni,  addobbi  e  ogni  altro  idoneo  accorgimento
                                            secondo ragione e tradizione.
                                            Ma cos’è il Natale? O cosa rimane del Natale nel terzo millennio?
                                            Solo doni sotto l’albero, cibo in abbondanza, giochi con amici e
                                            parenti oppure c’è dell’altro?
                                            Per tentare una risposta breve ma sufficiente, può essere utile at-
                                            tingere alla storia.
                                            Il  termine  italiano  “Natale“  sembra  derivare  dal  latino  cristia-
                                            no Natāle(m) per ellissi di diem natālem Christi (“giorno di nascita di
                                            Cristo”), a sua volta dal latino natālis, derivato da nātus (“nato”), par-
                                            ticipio  perfetto  del  verbo  nāsci (“nascere”). Nonostante  il  remoto
                                            etimo, la festa del Natale entrò stabilmente nel calendario cristiano
                                            solo nel 354 d.C., con l’imperatore Costantino.
                             di Paola Grilli  In precedenza i cristiani (ma non solo) erano soliti onorare soltanto
                                            la Pasqua, chiamata “Giorno del Sole” perché ricordava la Resur-
                                            rezione di Cristo e perché, in consonanza con religioni precristiane,
                                            celebrava la fine dell’inverno, l’avvento della bella stagione, la ri-
                                            nascita delle piante e degli animali e, quindi, della vita dopo il le-
                                            targico inverno.
                                            Il 25 Dicembre, invece, era il giorno in cui a Roma veniva celebrata
                                            la  festa  del  solstizio  d’inverno  e  dell’approssimarsi  pur  lontano
                                            della primavera.
                                            Era  una  festa  caratterizzata  da  un’incontenibile  gioia  perché  il
                                            sole tornava a dar segno di sé con giornate più lunghe anche se
                                            ancora rigide.
                                            Anche lo scambio dei doni natalizi è un’usanza che sembra risalire
                                            a un rito romano, pre-cristiano e quindi pagano, che prevedeva lo
                                            scambio di cibo, monete e pietre preziose come atto beneaugurante
                                            per il nuovo anno.
                                            Ai giorni nostri, è sopravvissuta l’usanza dello scambio dei doni,
                                            ma  la  valenza  simbolica  è  molto  più  attenuata,  atteso  che  nel
                                            mondo occidentale per molti, ma non per tutti, superare l’inverno
                                            (o svernare nel senso proprio) vale come superare qualsiasi altra
                                            stagione.
                                            Il valore simbolico dei doni natalizi è generalmente allineato alla
                                            misura prevalente del valore economico del regalo.
                                            Per carenza di tempo e di attenzione, siamo orientati a correlare il
                                            peso del sentimento con il costo, in senso strettamente pecuniario,
                                            del dono piuttosto che con l’onere della “cura”, della riflessione e
                                            del tempo dedicati alla scelta nel tentativo di interpretare il gusto

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