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Magazine ufficiale dell’Associazione Onlus Butterfly
zioni, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali e/o umani
e dalle loro interrelazioni”.
Di conseguenza il paesaggio coincide con il territorio, il paesaggio
coincide con la città, ma il paesaggio è ciò che l’uomo sente attra-
verso il filtro della percezione. La definizione di Robert Garnier
sopra citata diventa non completa: percezione non è sinonimo di
visione, è un termine più vasto, più amplio. Tutti i sensi concorrono
alla formazione dell’immagine mentale del paesaggio che ci cir-
conda.
Queste considerazioni si riflettono sulla progettazione del paesag-
gio, che vuol dire intervenire su un luogo, sia esso di risulta, ricon-
vertito o vergine, tenendo in considerazione la percezione che i
fruitori del futuro spazio hanno e avranno. Il paesaggio è un “mil-
lefoglie”, afferma Bernard Lassus, uno dei più grandi paesaggisti
contemporanei: è la sovrapposizione di stratificazioni culturali, per-
cettive, di immaginari collettivi. È un sistema complesso. Nell’ap-
procciarsi è necessario tenere conto di molti fattori, semantici,
percettivi, funzionali. Inoltre, una diretta conseguenza di quanto
scritto è che non esiste una gerarchia di paesaggi: ogni paesaggio
acquisisce una sua dignità, ed è compito del progettista, tenendo
in considerazione tutti gli aspetti sopra accennati, crearne un luogo
capace di diventare fonte di benessere per i futuri fruitori.
Così luoghi dismessi e privi di qualità architettonica, grazie a una
attenta progettazione, negli ultimi decenni sono diventati il sim-
bolo di una riqualificazione attenta alla percezione dell’uomo e
alla qualità urbana, e di fatto sono oggi riferimenti per l’intera po-
polazione. È il caso della High Line, una ex linea ferroviaria soprae-
levata a Manhattan, New York, oggi riconvertita in parco lineare
urbano. Costruita tra la fine degli anni Venti e l’inizio degli anni
Trenta come collegamento ferroviario tra i magazzini e le zone
commerciali lungo il West Side, cadde in disuso nel 1980, destinata
alla demolizione. Un gruppo di cittadini si oppose, fondando suc-
cessivamente il gruppo Friends of the High Line – gli amici della
High Line-, il cui scopo era il riuso della sopraelevata come spazio
pubblico urbano. Complice una municipalità molto recettiva, fu in-
tuita la potenzialità dell’idea, e, sulle orme del progetto della Pro-
menade Plantéea Parigi, ex linea ferroviaria trasformata in parco
lineare nel 1993, nei primi anni degli anni Duemila fu bandito un
concorso di idee, vinto dallo studio di architettura del paesaggio
James Corner Field Operations, DillerScofidio + Renfro, e Piet Ou-
dolf. Oggi la High Line è diventata un landmark di Manhattan, e,
sviluppandosi su più di due chilometri di lunghezza, offre ai fruitori
la possibilità di esplorare in maniera lenta la città, in contrapposi-
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