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Magazine ufficiale dell’Associazione Onlus Butterfly

















                                            Il tema è stato da sempre oggetto di studio, partendo dal dato che
                                            sono poche le opere di pittura che escludono il paesaggio intera-
                                            mente: mi vengono in mente gli affreschi parietali di Villa Giulia a
                                            Roma (sede del Museo Nazionale Estrusco), dove tutta una serie di
                                            visioni paesaggistiche si pongono come momenti contemplativi della
                                            natura che si fa arte, per migliorare la comprensione di ciò che ci av-
                                            volge e ci circonda, consentendoci anche una migliore comprensione
                                            di noi stessi, migliorando lo stato d’animo e, perché no, il nostro
                                            umore, a questo serve anche la contemplazione del paesaggio dal
                                            vero o rappresentato che sia.
                                            Alcuni esempi ci aiutano a capire le stagioni e il trasformarsi del pae-
                                            saggio, attraverso visioni quali la “Tempesta” di Giorgione, la stessa
                                            “Gioconda” di Leonardo che ci narra lo sfondo della valle; va anche
                                            richiamato il realismo con il quale alcuni autori ci consentono di per-
                                            cepire l’odore della campagna, delle foglie bagnate, così in Cezanne.
                                            Non diverso è il momento ispiratore della poesia e della letteratura
                                            in genere che proprio nel paesaggio, talvolta “tormentato” trova la
                                            sua migliore ispirazione; L’Odissea, di Omero è il palinsesto di una
                               La Gioconda.
                                            simile visione, il mare, gli approdi sono li a raccontarci paesaggi e
                                            luoghi, talvolta ostili. Penso anche a Pasternak e al suo “Dottor Zi-
                                            vago”, poi splendidamente reso anche cinematograficamente, dove
                                            le tempeste di neve, i paesaggi immensi della steppa russa, ci im-
                                            mergono in sensazioni di grande effetto verso spazi e luoghi pae-
                                            saggisticamente meravigliosi pur nella durezza della natura.
                                            Potremmo concludere queste brevi righe sottolineando come il pae-
                                            saggio non deve però essere necessariamente selvaggio e ostile e
                                            non contaminato dall’uomo ma, al contrario, va visto, letto e vissuto
                                            come elemento centrale dello star bene nella sua contemplazione,
                                            ognuno di noi sa bene a cosa ci si può riferire guardando una mon-
                                            tagna, una valle, lo scorrere vivo di un fiume, una marina, una gior-
                                            nata  di  burrasca  ed  una  di  quiete,  una  luminosa  ed  una  scura;
                                            insomma il paesaggio è statico e dinamico, sta a noi interpretarlo e
                                            viverlo e sta anche a noi difenderlo per il rispetto che noi dobbiamo
                                            ad esso, parte essenziale della nostra vita.

















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