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Magazine ufficiale dell’Associazione Onlus Butterfly
La navigazione in alto mare, invece, richiedeva cambuse più consi-
stenti e una programmazione meno aleatoria dell’acquisto (in
senso lato) dei cibi.
È anche vero che i nostri antenati avevano una considerazione del
tempo diversa da quella corrente.
Riferisce Erodoto che i marinai fenici interruppero la circumnavi-
gazione dell’Africa per trattenersi in Libia a coltivare il grano che
era loro necessario per il resto del viaggio.
Ma aldilà del metodo, il vitto dei marinai cambiava a secondo del
tipo di navigazione.
In quella costiera, il vitto era influenzato dal cibo reperibile di volta
in volta nei singoli approdi. Le necessità di stivaggio erano modeste
ed anche la programmazione del vitto era approssimativa.
Per contro, nella navigazione d’alto mare, era necessario ricorrere
all’utilizzo di alimenti doverosamente conservati sotto sale o sotto
olio e che venivano “cucinati”o più propriamente arrostiti sul bra-
ciere posto sulla tolda della nave. I locali cucina a bordo della navi
sarebbero stati introdotti solo con le grandi esplorazioni rinasci-
mentali.
La base dell’alimentazione a bordo delle navi di Roma, probabil-
mente mutuata da quella ellenica, era costituita dalla c.d. “dura”,
un pane essiccato (già il nome non lascia spazio ad equivoci) su-
scettibile di lunga conservazione e, quindi, adatto alle necessità
della navigazione d’altura.
Anche il vino era un alimento ricorrente a bordo delle navi dell’an-
tichità. Conservato in anfore di terracotta, era consumato, secondo
la tradizione greca, con erbe aromatiche e resine.
Oltre il sale, al quale era demandata la funzione di conservare le
carni ed il pesce, un altro alimento consueto a bordo delle navi an-
tiche era il miele. Oltre alla facile maneggevolezza, infatti, era una
sostanza in grado di garantire un elevato apporto calorico e, inol-
tre, poteva essere utilizzato in alternativa all’olio o al lardo per la
conservazione degli alimenti.
Infine il miele costituiva la base di una salsa molto apprezzata dagli
antichi romani, era miscelato con verdure e legumi per preparare
zuppe alle quali si accompagnava magnificamente la dura.
Nell’alto medio evo, la necessità delle navigazioni d’altura intro-
dusse una modificazione alimentare storica. Infatti la “dura” viene
sottoposta ad una duplice cottura per garantirne una migliore con-
servazione e la prevenzione dalla muffa.
Nasceva così il bis-cotto ovvero la galletta.
Col rinascimento si apre la stagione dei viaggi intercontinentali e,
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