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B UTTERFLY TIROIDE, CULTURA E SOLIDARIETÀ.
Capitan Cook
inevitabilmente, cambiano le esigenze ed i metodi alimentari a
bordo dei velieri.
I tempi della navigazione si accrescono e le navi cominciano a do-
tarsi di cucine vere e proprie.
La programmazione della cambusa è ancora molto approssimativa,
ma si affinano le tecniche di navigazione ed anche il ceto galeotto
fa le sue conquiste.
Sulle navi veneziane era prevista la somministrazione di una dop-
pia razione zuppa (una al mattino ed una la sera) da consumarsi
insieme a circa 600 grammi di biscotto e a del vino secondo la di-
screzione del comandante.
Meno agiata era la vita dei galeotti sulle navi genovesi (forse di
qui una certa nomea): solo biscotto e acqua ovvero il noto menù
carcerario fatto di “pane e acqua”.
Decisamente migliore, invece, era il trattamento a bordo delle navi
papaline in cui galeotti e marinai “liberi” fruivano del medesimo
vitto, fatto di circa 850 grammi di biscotto, zuppa di fave, carne sa-
lata o sardine e vino.
Con l’evolversi dei commerci per mare, la vita in mare da condanna
diviene professione.
Il marinaio si imbarca per libera scelta e il vitto costituisce una pat-
tuizione fondamentale del patto d’imbarco. Nella Repubblica della
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