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B        UTTERFLY          TIROIDE, CULTURA E SOLIDARIETÀ.






                                            A cento anni dalla prima guerra mondiale, ispirazione dei versi di
                                            Giuseppe Ungaretti:


                                            “Dormire”





                 Cultura e Società                  utti conoscono: M’illumino /d’immenso, poesia esemplare
                                                    per  coinvolgimento  nella  sua  brevità;  ma  nella  stessa
                                            Tgiornata,  26  gennaio  1917,  sul  Carso,  in  una  pausa  dei
                                            combattimenti in trincea, Ungaretti scrisse altre due poesie: Soli-
                                            tudine e Dormire.
                                            Prima guerra mondiale: autunno-inverno del 1916, si passa dalla
                                            guerra di movimento alla guerra di posizione con l’adozione di
                                            ancora  più  micidiali  mezzi  bellici,  in  trincea  la  consapevolezza
                                            della presenza vicina del nemico e l’attesa continua di un attacco
                                            portano  ad  un  logoramento  soprattutto  psicologico.  Ungaretti
                                            esprime  tutta  la  sua  paura  della  dura  realtà  della  guerra  nella
                                            prima poesia Solitudine: Ma le mie urla/feriscono/come fulmini/la
                                            campana fioca/del cielo/sprofondano impaurite. Nella poesia suc-
                                            cessiva, Mattina: M’illumino/d’immenso, il Poeta esprime una emo-
                                            zione che lo porta ad intravedere una serenità che si manifesta
                                            nell’ultima poesia Dormire: Vorrei imitare/questo paese/adagiato/nel
                            di Renata Viola  suo camice di neve.
                                            Il Poeta vorrebbe essere il paese: Santa Maria La Longa (Udine),
                                            che gli appare adagiato nel candore della neve, silenzioso nella
                                            sua  pace.  La  poesia  rappresenta  il  desiderio  di  pace  interiore,
                                            serenità e armonia con il mondo in un silenzio rassicurante che
                                            solo un paesaggio innevato può dare. Considerando le circostanze
                                            nelle quali sono state scritte le poesie, rumori terrificanti di guerra,
                                            urla dei soldati e morte di compagni, il Poeta anela alla quiete e
                                            dormire come il paese nel suo candore rappresenta una difesa e
                                            una speranza di vita.
                                            Tema comune delle tre poesie è la corrispondenza tra il paesaggio
                                            naturale e lo stato d’animo del Poeta, tra la realtà esterna e l’inte-
                                            riorità del soggetto.
                                            Le poesie sono presenti nella raccolta L’Allegria dei naufragi dove
                                            Ungaretti unisce lo stile dei simbolisti, che lui frequentò dal 1912
                                            a Parigi quando lasciò Alessandria d’Egitto, sua città natale, nel-
                                            l’assenza  di  punteggiatura  e  versi  spezzati  con  l’esperienza  del
                                                       male e della morte in guerra.
                                                       Entrato in Italia, paese di origine dei genitori emigrati
                                                       in Egitto per lavoro, dove nacque nel 1888, nel 1914 si
                                                       arruola volontario come soldato semplice nel XIX reg-
                                                       gimento di fanteria della Brigata Brescia. Successivamente
                                                       lavora sia all’estero che in Italia dove dal 1942 insegna
                                                       a Roma all’Università “La Sapienza”.
                                                       In Italia raggiunge il grande pubblico nel 1968 con le
                                                       sue letture di versi dell’Odissea che precedevano la ver-
                                                       sione televisiva del poema Omerico, felice esempio di

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