
Dagli Appennini alle Ande

Tranquilli amici, non voglio riproporvi un racconto del noto libro “Cuore”, né strapparvi una lacrima con buoni sentimenti.
Il titolo fa esclusivo riferimento e sintetizza, almeno in termini geografici, il percorso professionale mio e di chi mi segue anche attraverso la Butterfly Onlus.
In effetti, la mia professione di ‘tireologa’ è iniziata occupandomi di pazienti la cui provenienza , in buona parte, era da zone a ridosso dell’Appennino, che, riparandoli dai venti marini, aveva favorito o indotto loro una disfunzione della tiroide.
Poi il discorso si è esteso, in termini geografici e per diverse ragioni.
Dapprima il disastro di Chernobyl e il conseguente fall out che, grazie ai venti provenienti dall’est e alle piogge, ha fatto ricadere su di noi una buona dose di particelle radioattive e ha alterato le tiroidi di molti di noi (anche di quelli non protetti dall’Appennino).

In seguito, con l’impegno civile, la mia attività si è estesa ad un’altra zona, lontana dal mare, con endemia gozzigena e con modestissime risorse disponibili: il Camerun e più precisamente, Bamenda, capoluogo della regione del nord ovest. Una condizione orografica ed endemica analoga a quella delle zone appenniniche.
Come ho avuto già modo di riferirvi, il progetto ha avuto molto successo consentendo un ampio screening della popolazione, e ha visto l’intervento anche di una equipe chirurgica che, mediante allestimento in loco di una sala operatoria, è intervenuta chirurgicamente sui pazienti selezionati per l’intervento.
Purtroppo, l’involuzione delle condizioni politiche generali e locali, la chiusura delle scuole e l’esodo di migliaia di persone per sottrarsi ai ripetuti episodi di violenza, ci hanno impedito di ultimare il progetto, non sussistendo, almeno al momento, un margine di sicurezza idoneo.

Siamo convinti che in un prossimo futuro potremo riprendere e completare il Progetto Camerun, soprattutto nella parte che, prevedendo la formazione dei sanitari locali, consentirà a questi ultimi di essere autonomi e provvedere alle specifiche esigenze locali.

Nel frattempo, parlando con il Rettore della Chiesa Argentina di Roma e grazie alla fattiva collaborazione della Dott.ssa Lia Praticò, ferma sostenitrice degli interventi umanitari, è emersa l’opportunità di realizzare un analogo progetto alle pendici delle Ande, più precisamente a Salta, presso la locale Diocesi, che ne segnala la necessità.
Molti a Salta, infatti, patiscono la carenza iodica per effetto delle Ande, che costituiscono una barriera insormontabile per i venti che provengono dal relativamente prossimo Oceano Pacifico. Il che ripropone, analogamente a quanto accade a ridosso degli Appennini, una scarsa quantità di iodio disponibile, che determina un deficit della sintesi dell’ormone tiroideo con conseguenti ripercussioni sul regolare andamento dei processi metabolici.
Di qui, anche per me, il viaggio o, se più correttamente, il passaggio dagli Appennini alle Ande e il consequenziale taglio argentino di questo numero del magazine che, spero, gradirete.



In conclusione, ma non per importanza, mi corre l’obbligo di comunicare la scomparsa in questi giorni del Dott. Michele Frataccia, co-fondatore della Butterfly Onlus, uomo che, come pochi, è riuscito a coniugare una grande cultura con una ancor più profonda umanità.
Tra i tanti entusiasmanti eventi che abbiamo condiviso nel corso delle nostre vite, mi piace ricordare la sua generosa e incondizionata adesione alla Onlus quando ancora il progetto era nella fase embrionale.
Caro Michele sei stato uomo di rara e autentica signorilità.
Mi mancherai……anzi ci mancherai e sono convinta che il tuo ricordo sarà un costante conforto per chi ha avuto la fortuna di conoscerti.
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