
di Valerio Munafò

di Arianna Di Paolo
UNO SGUARDO SU SALTA DAGLI OCCHI DI UN ITALIANO CHE HA FATTO DELL’ARGENTINA LA SUA NUOVA CASA

Come già sapete dall’Editoriale di questo numero, nel “calderone” delle attività della nostra Onlus bolle un nuovo progetto che ci porterà in Argentina, nella città di Salta, proprio ai piedi delle Ande.
Incuriositi ed entusiasti di questa nuova avventura che si inizia a delineare, ci fa piacere raccogliere l’esperienza di chi, partendo proprio da Roma, è volato in Argentina e ha deciso di fermarsi a Salta, dove vive e lavora ormai da qualche anno.
Il nostro amico si chiama Valerio, ha trenta anni, si è Laureato in Scienze Politiche e Cooperazione Internazionale a Roma. Ha partecipato a progetti di cooperazione internazionale in Mozambico nel 2012, in Bosnia e in Argentina nel 2015. Dal 2015 vive in Argentina e insegna italiano come professore privato e presso la Fondazione Roberto Romero a Salta, nonché italiano ed economia politica presso la Scuola Superiore ad indirizzo classico di San Lorenzo, Argentina.
Sono diverse le motivazioni che possono portano a partire per un viaggio più o meno breve ma comunque con una data di rientro, rispetto a quelle che ti portano a partire con un biglietto di sola andata..
Quando è perché hai deciso di partire?
L’amore per il viaggio e l’interesse nel conoscere culture diverse mi ha da sempre accompagnato nella vita; l’idea di partire per progetti di cooperazione è, poi, legata ai miei studi e al mio profilo professionale; sono laureato in Scienze Politiche e Cooperazione Internazionale e prima dell’Argentina avevo già preso parte nel 2012 ad un progetto di volontariato in Mozambico e poi ad un altro in Bosnia. Volevo continuare su questa strada, che da sempre ha costituito ai miei occhi un’esperienza di vita importante.
Perché l’Argentina e perché Salta?
La mia esperienza argentina nasce all’incirca nel 2015, quando ho vinto il Concorso per il Servizio Civile Internazionale, avendo, quindi, la possibilità di partecipare ad un progetto della Caritas di Roma, nello specifico del Settore Educazione, Pace e Mondialità –ora Area Pace e Mondialità-, dedicato all’educazione alla Pace in Argentina. Il paese di destinazione, l’Argentina, è stata quindi una mia scelta, mentre la specifica città era stata già individuata come luogo del progetto ed è così che mi sono ritrovato a Salta.
Non avevo ovviamente pensato, quando ho deciso di partecipare al progetto, di rimanere a vivere in Argentina. La decisione di fermarmi qui a Salta in maniera stabile è nata successivamente..e l’amore ci ha messo il suo “zampino”! Mi sono fidanzato con una ragazza salteña e la relazione con lei mi ha spinto verso la mia nuova vita in Argentina. Poiché il progetto della Caritas era della durata di un solo anno, mi sono reinventato professionalmente, decidendo di lavorare come professore di italiano. Attualmente insegno in più sedi: presso una Fondazione con sede a Salta, che offre corsi di lingua a prezzi abbordabili anche per i meno abbienti, in una scuola equiparabile al nostro Liceo Classico presso un comune limitrofo a Salta, San Lorenzo (in questa scuola insegno anche economia politica) e impartisco lezioni di itlaiano anche in privato.
Oramai vivi a Salta da un periodo di tempo piuttosto lungo e hai avuto modo di conoscere bene questa città; come ce la descriveresti in poche righe?
Salta è una cittadina del nord ovest dell’Argentina, si trova alle pendici delle Ande ed è per questo anche chiamata la “Porta delle Ande”; ha una popolazione di circa 600 mila abitanti e l’economia è ancora basata sull’agricoltura (tabacco, uva, vino) e le piccole e medie imprese.
Se dovessi stilare una top list degli aspetti che ti piacciono e di quelli che non ti piacciono, diresti..
Tra le cose che più mi affascinano di questa città ci sono sicuramente i paesaggi, le montagne e i canion che la circondano e che la rendono, tra l’altro, anche meta di turismo. Poi certamente ci sono le persone, estremamente accoglienti, e, direi, anche il ritmo di vita che scandisce le giornate a Salta, lontano dalla frenesia delle grandi città, un ritmo lento e rilassato … forse anche un po’ troppo!
Storicamente l’Argentina è stata meta di immigrazione per molti italiani; che rapporto lega italiani e argentini? Come sono visti gli italiani in Argentina?
La storia dell’Argentina è costellata da colonizzazioni importanti, sicuramente spagnole, ma anche italiane ed, infatti, una grandissima fetta di argentini ha cognomi o antenati italiani. Il legame con gli italiani è quindi molto forte, di base sono visti come “di famiglia”. Devo dire che sono rimasto molto sorpreso da questo legame, che non credevo essere così forte; è proprio in virtù di questa stretta relazione con l’Italia che molte le persone vogliono imparare l’italiano; è un modo per ritrovare le proprie radici di origine e per dare risposta al profondo amore verso la cultura italiana.
Quali sono le più grandi difficoltà che hai avuto e, invece, le paure che si sono rivelate infondate?
La più grande paura era probabilmente quella della solitudine, l’essere solo con la mia ragazza, in un primo momento l’unico legame forte che avevo lì, per di più anch’esso “giovane”..diciamo che è stata una bella scommessa! Ad oggi però posso dire di sentirmi ben inserito nella cultura argentina, anche se le difficoltà ci sono state. È stato faticoso entrare, anche dal punto di vista lavorativo, all’interno di una società molto complicata come quella argentina. C’è, ad esempio, una frattura molto evidente tra i ceti più ricchi e quelli più disagiati e la differenza tra i due strati sociali è netta; di fatto manca un ceto medio, con una larghissima parte di popolazione povera e l’altra molto ricca; quello che ne consegue è una grande discriminazione.
Un altro motivo di tensione sociale è l’alto il tasso di immigrazione dai paesi limitrofi, come ad esempio dalla Bolivia, la cui popolazione trova le sue origini nelle antiche popolazioni latinoamericane; il conflitto tra coloro che provengono da una cultura spagnola-italiana rispetto a chi proviene dalle culture indigene latinoamericane è costante e la discriminazione per i “negros”, gli indigeni, è spesso una infelice realtà.
Tutti queste dinamiche sono esasperate in una città non così metropolitana come Salta, anche perché la parte di popolazione locale che detiene, di fatto, il potere economico-politico è costituita da poche famiglie ed è difficile muoversi, ad esempio nel campo del lavoro pubblico, se non se ne fa parte. Purtroppo anche la corruzione, come conseguenza, è alta … insomma esiste una dinamica “all’italiana”, un po’ più esasperata!
Alla luce di tutto questo, Argentina per viverci o Argentina per visitarla da turista?
Umh..difficile..anche perché la mia opinione è cambiata nel tempo. Mentre in passato ero molto più convinto dell’idea di fermarmi definitivamente qui in Argentina, ultimamente la crisi economica e politica che ha invaso la nazione mi hanno fatto in parte pensare che probabilmente non sceglierei l’Argentina per una famiglia, per i miei futuri figli. L’instabilità economica e i forti conflitti sociali mi rendono un po’ dubbioso in merito.
Concludendo la nostra intervista: differenze tra gli argentini e gli italiani?
L’Argentina, per quanto abbia molto assorbito dalla cultura spagnola e italiana, ha comunque anche le caratteristiche dei Paesi Latinoamericani. Ho l’impressione che qui, più che con il solo razionalismo, le decisioni si prendano con il cuore..più con la “pancia” che con la testa, insomma. E questo è un aspetto comune alla quasi totalità dei paesi del Sud America. Le problematiche e le decisioni politiche e sociali, ad esempio, ho l’impressione che qui a Salta nascano, vengano interpretate e percepite più dal “basso”. Ovviamente questo è quello che vivo qui a Salta, perché la realtà delle grandi città dell’Argentina, Buenos Aires ad esempio, è molto diversa, più simile all’ “occidente”.
Dove il retaggio della cultura indigena latinoamericana è più forte, è ovvio che si sentano maggiormente le differenze con la cultura italiana, ma di base le affinità con la nostra cultura italiana si percepiscono un po’ dovunque, per il semplice fatto che molti nonni o bisnonni degli argentini sono o erano italiani.
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