Cultura e Società


LE FIABE, PILLOLE DI SERENITÀ

 

 

 

 

 

Pietro Graziani

 

 

 

 

Nella parte nascosta della nostra mente esiste, anch’essa ulteriormente nascosta, una parte che ci fa tornare ad essere bambini. Talvolta questa parte torna e si manifesta non solo nel nostro intimo; infatti, nel discorrere tra adulti si dice, non so fino a che punto inconsapevolmente, interloquendo in un discorso, “non essere infantile”, “non fare il bambino”, ebbene forse è proprio su questo che dovremmo riflettere:  è proprio un qualcosa di cui vergognarsi, è un comportamento censurabile o è quella parte di noi che si ribella alle convenzioni degli adulti?

Ritengo che a questa domanda dovremmo rispondere guardando dentro di noi, in  quella porzione dell’intelletto che ci ricorda che siamo stati bambini e che in fondo, anche da adulti,  sognare e giocare significa vivere e che è proprio sul percorso dell’infanzia che abbiamo costruito il nostro essere di oggi ed è giusto talvolta ricordarlo.

In questo contesto assumono un ruolo fondamentale le Fiabe, che tutti ricordiamo con grande affetto e talvolta utilizziamo come sane metafore. La letteratura delle Fiabe è, non a caso, presente in ogni parte del mondo; alcune di esse sono talmente famose che attraversano tutti i Continenti. Originariamente erano proprie della narrazione popolare, non si leggevano, ma si raccontavano; più tardi trovarono nella stampa e nelle illustrazioni quello che oggi noi conosciamo delle Fiabe.

In ambiti favorevoli per il clima, l’ambiente e le stagioni, sono nate fiabe memorabili. I Paesi Scandinavi ne sono stati una culla importante. Penso innanzi tutto ai fratelli Grimm, che ci hanno lasciato oltre 200 tra Fiabe e Leggende per bambini, penso ancora ad Hans Christian Andersen, autori così ricchi di fantasia e di metafore della vita che hanno formato, forgiato e fatto sognare generazioni di bambini, creando in loro una sensibilità, favorendone una  crescita serena.

Solo per ricordarne alcune di queste Fiabe tra le più famose, penso a “Hansel e Gretel”, fiaba originariamente tedesca, che da fonti d’archivio sembra legata ad una storia vera risalente alla prima metà del 1600, riscoperta e narrata  poi dai fratelli Grimm.

Cenerentola”, mite e buona, rimasta orfana della mamma e vessata dalla matrigna e dalle sorellastre, costretta a lavori umili e vestita con una palandrana grigia……………..

Cappuccetto Rosso”, che come molte fiabe inizia con: “C’era una volta una dolce bimbetta a cui la nonna aveva regalato un cappuccio di velluto rosso…….”.

Biancaneve” e la metafora dello specchio, al quale la Regina matrigna soleva domandare: “Specchio, specchio delle mie brame chi è la più bella del reame?.............”.

Hans Christian Andersen ci ha regalato fiabe che ci inducono a riflessioni psicologiche sempre attuali, solo per ricordarne alcune:

Il Brutto Anatroccolo”, che inizia con una descrizione bucolica del paesaggio: “Era così bello in campagna, il grano era bello giallo, l’avena verde……..grandi prati, boschi…….e lo schiudersi delle uova di una mamma anatra”, ancora

La Principessa sul pisello”: “C’era una volta un Principe che voleva sposare una principessa vera…..”  e ancora

“Il Soldatino di stagno”, poi il resto e il come vanno a finire queste fiabe, ne sono certo, già lo sapete.

Il cinema di animazione ha svolto, poi, un ruolo importante nella diffusione delle fiabe, unendo alla parola celeberrime animazioni, le cui  versioni sono spesso presenti nelle nostre case in “cassetta”, come si usava un tempo, o oggi in “CD”, visti e rivisti più volte con lo spirito sempre di un bambino e senza trascurare il fatto che le favole raccontate servono ai bambini non solo per addormentarsi ascoltando magari la voce calda di una persona cara, ma anche per consentire loro un sonno sereno e utili riflessioni.

In sintesi le Fiabe fanno bene alla salute.

NATALE ...CON DELITTO

Mario Rosati

Natale è notoriamente la festa della bontà. Tutti a Natale, a ragione o a torto, ci sentiamo più buoni e forse, anche per consuetudine, lo diventiamo veramente.

Per tale via, nel periodo natalizio, la categoria dei buoni si ingrandisce a dismisura.

Ma se i buoni, sia quelli autentici che i tarocchi, almeno a Natale diventano sempre più buoni, i cattivi, quelli veri e irredimibili, che fanno?

Probabilmente le stesse cose dei restanti periodi dell’anno, ma si lasciano anche raccontare.

Stanchi o stanche (per doverosa parità di genere) di dodici mesi di nefandezze, i cattivi nelle loro case ricevono interviste e raccontano le loro imprese, anche quelle più inconfessabili.

Non accade proprio questo, ma è innegabile che esista un’apprezzabile produzione letteratura criminale in occasione del Natale o attorno ad esso.

Digitando su un noto motore di ricerca è possibile ottenere istantaneamente i titoli di oltre venti romanzi o racconti che vertono sui delitti di fine dicembre .

Ne elenco alcuni a beneficio di inguaribili giallisti o di semplici curiosi: “Delitti di Natale” e “Altri Delitti di Natale” editi da Polito Editore, “Natale con delitto” edito da Lidau, “Delitti di Natale” (una raccolta di racconti di Asimov, Dickson e altri) edito da Editori Riuniti, “Delitto a Natale” edito da Battello a Vapore, “Un delitto per Natale e altri racconti” e “I Dodici delitti di Natale” editi da Mondadori e, infine, “I tre delitti di Natale” edito da TEA.

Ma se a Natale i cattivi hanno di meglio o di peggio da fare che lasciarsi raccontare, da dove origina tutta questa produzione letteraria che intorbida il bianco Natale?

E’ da ritenere che persone probabilmente buone, magari buonissime, non abbiano resistito alla voglia di mettere insieme al Natale, con tutto il suo carico di bontà e di dolcezza, il crimine, il delitto e, quindi la cattiveria e la durezza. Ma perché ?

Le risposte le potrebbero dare, meglio di chiunque, i rispettivi autori. E sarebbe anche divertente e interessante raccoglierle e analizzarle.

Non disponendo delle risposte degli autori, tentiamo qualche ipotesi.

Professionalità e senso di responsabilità: come può un autore di “gialli” abbandonare i suoi lettori sotto il periodo natalizio ovvero proporgli un racconto decontestualizzato o ambientato in luoghi che non hanno a che vedere con il “clima natalizio” in cui è inesorabilmente immerso il lettore stesso?

Pigrizia: ma perché arrovellarsi il cervello alla ricerca di ambientazioni particolari, quando allo scrittore basta girare lo sguardo e raccontare quello che è sotto i suoi occhi (omicidi a parte)?

Concretezza e senso delle istituzioni: basta con tutto questo buonismo mieloso del Natale; la vita è anche crimine, ma, alla fine, il bene vince e il male perde (ma non sempre)!

Castità: gli eroi dei gialli, almeno quelli tradizionali, hanno vite sentimentali estremamente diverse, ma altrettanto estremamente composte e discrete; si pensi alla inscalfibile fedeltà coniugale di Maigret, alle astrazioni di Marlowe e ai silenzi assoluti (sull’argomento) di Holmes.
E’ forse questa compostezza degli eroi dei gialli che li rende simili, almeno sotto il profilo più intimo, a Santa Claus e, quindi, necessariamente natalizi.
Buone feste a tutti
MR

 

 

 

[su_button url="https://www.onlusbutterfly.org/la-onlus-butterfly-informazione-13/" style="soft"]Torna indietro[/su_button]

 


Views: 49