Notizie pratiche


L’ARGENTINA : NOTIZIE UTILI E PRATICHE PER UN VIAGGIO AI CONFINI

 

 

 

 

di Claudia D’Ercole

 

 

Eccoci di nuovo con la valigia in mano, pronti a partire per una nuova destinazione .

Questa volta la Butterfly ci porta in uno dei paesi più belli al mondo, con i suoi confini sterminati fino all’Antartide: L’ARGENTINA!

L’Argentina è una Repubblica federale, composta di 23 Provincie ed uno stato federato. La sua capitale è Buenos Aires; è una Nazione con poca densità demografica. La lingua ufficiale è lo spagnolo , l’inglese viene parlato molto correttamente, ma l’italiano è compreso quasi dappertutto visto il gran numero di migranti di inizio secolo. La religione ufficiale è quella cattolica e, in misura molto inferiore, quella protestante.

I cittadini italiani in viaggio per turismo non necessitano del visto per entrare in Argentina. Per una permanenza fino a 90 giorni è sufficiente esibire il passaporto con validità di almeno 3 mesi al momento dell’ingresso nel paese, il biglietto aereo di andata e ritorno o di proseguimento del viaggio e una carta di credito internazionale, per dimostrare di avere fondi sufficienti per il soggiorno. All’uscita dal paese, non è consentito il possesso di una somma superiore a 10.000 US$.

NON occorre, né si consiglia, alcuna vaccinazione e si può mangiare e bere qualsiasi cibo solido e liquido.

Si consiglia di mettere in valigia i medicinali di uso abituale e quelli di prima necessità come disinfettanti, cerotti, aspirine, antinevralgici e disinfettanti intestinali, anche se le farmacie sono ben fornite e per la maggior parte dei farmaci non occorre presentare alcuna ricetta. Si consiglia di stipulare polizze assicurative personali per l’assistenza medica ed altri servizi alla persona; in caso di bisogno é bene essere coperti da polizze stipulate nel paese di origine; si consiglia altresì di stipulare un’assicurazione contro l’annullamento del viaggio da parte del cliente, considerate le alte penali.

In ARGENTINA il fuso orario è  4 ore in meno rispetto all’Italia (5 quando è in vigore l’ora legale italiana).

Il peso argentino è la moneta ufficiale (1 euro equivale a circa 3,30-3,70 pesos argentini); spesso l’euro viene accettato come moneta corrente; sono facili da utilizzare e ben accette ovunque tutte le carte di credito (anche se qualche volta comportano un supplemento di costo).

Per quanto riguarda i mezzi di trasporto, ovviamente le compagnie aeree argentine  coprono sia le lunghe che le brevi distanze tentando di far sembrare più piccolo questo grande paese. In alcuni casi, l’aereo può essere meno costoso dell’autobus. Per i voli interni è prevista una tassa d’imbarco che si aggira sui US$6 (incluso il 21% d’IVA). Gli autobus che percorrono lunghe distanze sono veloci e confortevoli, alcuni dispongono anche di un servizio di ristorazione; per contro il prezzo dei biglietti è piuttosto alto e soggetto a incredibili variazioni.

Alcune imprese private hanno assunto il controllo dell’estesa rete ferroviaria del paese ma, se si escludono le linee pendolari di Buenos Aires, hanno mostrato ben poco interesse a migliorare il servizio passeggeri, che resta particolarmente scadente (e ridotto) nelle province di Río negro, Chubut, Tucumán e La Pampa.

Fino a poco tempo fa l’Argentina era un paese caro da visitare, tanto che gli stessi argentini avevano l’abitudine di passare le vacanze in paesi ‘non cari’ come gli Stati Uniti. La recente svalutazione del peso  è stata un buon affare per i turisti .

E’ buona usanza lasciare l’equivalente di un 10% dell’importo in caffetterie e ristoranti. Questo vale anche per tassisti, portinai, facchini.

La movida salsera in Argentina è vivacissima. Grande è infatti la passione degli argentini per i ritmi del Caribe che si ballano in moltissimi locali, concentrati soprattutto nelle grandi città come Buenos Aires, capitale salsera del Paese. Buenos Aires è anche la capitale del tango e moltissime sono le milongas: basta fermarsi in un caffè e chiedere e vi sapranno indicare quelle più vicine a voi.

La cucina è uno dei punti forti: la carne bovina costituisce la base dell’alimentazione nazionale, di eccellente qualità e digeribilità; “l’asado” (carne alla brace) è il piatto tipico, famoso in tutto il mondo; sono ottimi anche il pesce ed i piatti a base di pasta fresca all’italiana; i vini sono vari e di eccellente qualità.
L’ingrediente tradizionale per eccellenza della cucina indigena e’ il mais.

La “Empanada” e’ un piatto di origini arabe fatto con la grasa de pella (il lardo).

Le “humitas” sono avvolte in foglie di mais, banana o cambur in tutto il Sudamerica.

La “Carbonada” è un piatto a base di carne di manzo. Altro piatto è il “locro” fatto con ogni tipo di carne: pancetta, trippa, salsiccia, ossa di maiale salate.

Ventidue parchi nazionali sono stati istituiti per proteggere questo ambiente così vasto e diversificato che ospita specie uniche al mondo di flora e fauna, quali il caimano, il puma, il guanaco (un animale simile al lama che, al contrario di quest’ultimo che vive ad alta quota sulle Ande, risiede invece in pianura), il nandù (simile allo struzzo), il condor delle Ande, il fenicottero, svariate specie di mammiferi marini e strani uccelli di mare. Anche le boscaglie spinose, le foreste vergini pluviali, i cactus fioriti e le immense distese di foreste di araucaria del Cile e di faggio australe sono protetti.

In Argentina l’abigliamento consigliabile è costituito da  abiti e scarpe comode; da non dimenticare la giacca a vento un leggero panta-vento e qualche capo caldo.Altri accessori indispensabili: sono occhiali   da  sole e zaino.

Nella speranza che tutti un giorno possano , se non altro solo con la fantasia , visitare questi posti magnifici vi auguro un buon viaggio.

Il Nucleare in Argentina

 

 

 

 

 

di Carla Signori

 

 

 

Iniziamo con qualche cenno di storia dell’Argentina relativamente al problema del nucleare.

Dalla presidenza Peron alle violente dittature militari, lo sviluppo dell’energia atomica è sempre stato un obiettivo essenziale per rafforzare le speranze tecno-scientifiche di questa nazione che ha sempre aspirato alla “grandezza della modernità”, nella considerazione che il possesso di un territorio sconfinato e poco abitato come la Patagonia sarebbe potuto essere il luogo ideale per “liberarsi” delle scorie nocive.

Durante i decenni passati, parallelamente alla ricerca del progresso nucleare, si è sviluppata una vera e propria scalata verso l’estrazione dell’uranio, prezioso minerale utile per essere trasformato in combustibile per le centrali nucleari. Tale ricerca si è concretizzata nell’apertura di molte miniere, la maggior parte delle quali, attualmente in disuso, costituiscono una pericolosa fonte di radioattività, non avendo ricevuto il trattamento adeguato di bonifica né di risanamento ambientale.

Oggi nel Paese ci sono due centrali nucleari in produzione, quella di Atucha  nella provincia di Buenos Aires e quella di Embalse nella provincia di Cordoba.

Con un eccessivo ritardo, soltanto negli ultimi anni il movimento antinucleare è riuscito a coinvolgere l’intero Paese.

Nel 1986, ebbe inizio uno dei movimenti antinucleari più importanti del Sud America, ma sicuramente la sfida più grande vinta dagli antinuclearisti argentini è venuta proprio dalla Patagonia: un’immensa mobilitazione sfociata nell’approvazione di una legge locale che proibisce la costruzione delle centrali nucleari nel territorio.

Nel marzo 2018, durante una riunione tenutasi a Rosario, altri attivisti hanno fondato un movimento nazionale “il MARA” (Movimento Antinucleare della Repubblica Argentina); a luglio 2018 nella città di Zarate, nelle vicinanze della centrale nucleare di Atucha, si è tenuto  il primo incontro del MARA, per discutere e condividere inquietudini e strategie e per affrontare il Plan Nuclear Argentino: un  progetto energetico che produce soltanto il 7% di tutta l’energia del Paese, ha dei costi molto elevati e mette a repentaglio la vita della popolazione e l’equilibrio dell’ecosistema. Si tratta di una data molto importante, perché per la prima volta nella storia di questa Repubblica latino-americana, si costituisce un fronte nazionale contro l’avanzata dell’energia nucleare e di tutte le sue nefaste implicazioni socio-ambientali, geopolitiche e strategiche.

Punto di interesse.

Allo stato attuale, nel polo di Atucha non esiste un piano d’evacuazione in caso di incidente nucleare e  ci sono quantità di scorie radioattive pari a 35 volte la potenza di Chernobyl che mettono in serio pericolo gli abitanti dell’area urbana di Buenos Aires. Come è noto, quello di Chernobyl (26 aprile 1986) è, in assoluto, il disastro più grave mai verificatosi in una centrale nucleare insieme a quello di Fukushima (marzo 2011). Il rapporto ufficiale, redatto da agenzie dell’ONU (OMS, UNSCEAR, IAEA ed altre), contestato dalle associazioni antinucleariste internazionali, conta 65 morti accertati e stima altri 4.000 decessi dovuti a tumori e leucemie, lungo un arco di 80 anni che non sarà possibile associare direttamente al disastro.

E’ dimostrata, invece, l’associazione tra esposizione a radiazioni nucleari e l’insorgenza dei tumori tiroidei, in particolare il “papillifero”; dopo il disastro di Chernobyl, nelle zone colpite anche a chilometri di distanza, è nettamente aumentata l’incidenza di patologie tiroidee, tra cui i tumori.

All’inizio del 2012 la Presidente dell’Argentina Cristina Fernandez de Kirchner, è stata operata per un carcinoma alla tiroide di tipo papillifero. Una coincidenza?

E’ da tenere presente, inoltre, che in Argentina esistono zone a carenza iodica. A maggio 2013 nella provincia di Salta, zona carente di iodio, è stato condotto uno studio per indagare la storia naturale del Carcinoma Tiroideo Indifferenziato (UTC), forma molto aggressiva del tumore tiroideo. L’incidenza dell’UTC è stata analizzata in relazione al cambiamento delle concentrazioni di ioduro di potassio (KI) nel sale durante il periodo di profilassi e all’istituzione di centri di assistenza sanitaria di base in tutta la regione dove sono state applicate di routine sofisticate tecniche diagnostiche, quali l’esame istologico dopo ago aspirato.  Lo studio avrebbe dimostrato che la riduzione dell’UTC si è verificata anche dopo la diminuzione delle concentrazioni di ioduro di potassio nel sale; ci sarebbe, invece, una corrispondenza con l’istituzione dei centri di assistenza sanitaria di base in tutta la regione che hanno permesso la diagnosi precoce dei tumori tiroidei con caratteristiche istologiche meno aggressive dell’UTC.

E’ notizia di questi giorni di un incontro tra il capo delle diplomazia di Buenos Aires e quella del governo del “nuovo” Brasile durante il quale è stato siglato un accordo per preservare la pace garantendo l’utilizzo dell’energia nucleare solo per “fini pacifici”; lo scopo dell’accordo sarebbe “continuare a lavorare insieme per unire le  conoscenze scientifiche e sviluppare nuovi reattori nucleari e prodotti, come gli isotopi, per uso medico”.

Non dimentichiamo, infine, che l’Argentina è inclusa nella dolorosa lista della Fondazione SEJF (Supranational Environmental Justice Foundation) dei dodici “hot spot” sul pianeta: una montagna di 30.000 tonnellate di piombo, residuo delle lavorazioni dell’impianto di Huasi, chiuso negli anni ’80 dopo aver funzionato per tre decenni, costituisce una vera e propria bomba ecologica e sanitaria per la cittadina di Abra Pampa. Secondo lo studio dell’Università di Jujuy sulla valutazione del rischio chimico nella zona, l’81% della popolazione infantile è esposta ai danni derivanti dal piombo, soprattutto a causa dell’inalazione di polvere di questo minerale. Per l’OMS, il piombo inalato o ingerito si distribuisce nel cervello, nei reni, nel fegato e nelle ossa, si tratta di un elemento che non può essere in alcun modo trasformato o espulso. I bambini sono particolarmente vulnerabili perché ne assorbono 4 o 5 volte più degli adulti. I danni cerebrali nei più piccoli non sono trattabili e includono ritardo mentale, diminuzione del quoziente intellettivo, carenza di attenzione, dislessia.

È pertanto giusto, a mio avviso, focalizzare l’attenzione sulle molteplici cause che potrebbero determinare, oltre ad una maggiore frequenza anche una tendenza all’evolutività e all’eventuale aggressività delle lesioni qualora non si intervenga con azioni di prevenzione.

 

 

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