Il Breviario


I SENTIERI DELL A MEDICINA

 

PERSORSI DIAGNOSTICO-TERAPEUTICO-ASSISTENZIALI PER LE PATOLOGIE TIROIDEE

 

 

 

 

di Arianna Di Paolo

 

 

 

 

Il mondo attuale è un mondo fatto di globalizzazione e questo spesso è fonte di critiche per la conseguente perdita di identità locale che deriva. Ma, come spesso accade, non è sempre possibile fornire giudizi del tutt “bianchi o neri”; in medicina, ad esempio, globalizzazione significa anche scambio di conoscenze, sia si tratti di quelle già consolidate, sia che siano quelle frutto delle ricerche più recenti.

Un grande vantaggio per i pazienti di tutto il mondo è che questo “ricircolo” delle conoscenze mediche fa sì che gli possa essere garantito un trattamento medico simile e adeguato tanto in Australia, quanto a Roma, che egli possa trovare farmaci più o meno equivalenti a quelli che assume a casa propria , che anche fuori dai confini nazionali, che il referto di un esame diagnostico effettuato in America possa essere letto e correttamente interpretato da un medico indiano e così via.

Certo, questo non è sempre vero: esistono molti Paesi del mondo che, purtroppo, non rientrano in questo “circuito” di uniformità di conoscenze; in ballo entrano fattori economici, culturali, logistici e perfino religiosi in un insieme di riflessioni troppo complesso per poterlo affrontare in questo contesto.

Vorremmo, invece, soffermarci sul fatto che anche nell’ambito della patologia tiroidea, come in altri campi,  esiste questa standardizzazione di modalità operative a livello sia locale (regionale e nazionale) che internazionale. Alla base di questa standardizzazione ci sono le famose Linee Guida, che sono una raccolta di percorsi diagnostico-terapeutici che guidano il medico nella gestione del paziente. Le Linee Guida, redatte e aggiornate periodicamente da comitati scientifici che le scrivono in base alle più moderne evindences mediche ("prove di efficacia"), forniscono il binario che il medico deve seguire nella gestione di ogni suo paziente e, inoltre,  forniscono legittimazione al suo operato di fronte alla legge.

È chiaro che ogni Linea Guida va sempre interpretata alla luce dell’esperienza professionale dello specialista; chi deve fare da anello di congiunzione tra questi percorsi e il paziente specifico è sempre un medico che, sulla base della propria esperienza clinica e della propria conoscenza delle Linee Guida, può consigliare al meglio il paziente, soprattutto in quelle “zone d’ombra” della medicina dove le prove scientifiche internazionali non sono così ampie o concludenti e i percorsi da seguire potrebbero essere multipli.

Anche per le patologie tiroidee esistono una molteplicità di Linee Guida redatte da Associazioni scientifiche nazionali ed internazionali, come l’Associazione Italiana della Tiroide, l'European Thyroid Association (ETA) e l’American Thyroid Association (ATA). Non solo, mentre le Linee Guida forniscono indicazioni generali su esami da eseguire, terapie da fornire, etc, ci sono poi dei “regolamenti attuativi” più specifici che ogni ente sanitario pubblica periodicamente. Ad esempio, in Italia le Regioni e le varie ASL redigono ciascuna il proprio Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale (PDTA), che tiene conto delle risorse sanitarie e logistico-economiche specifiche del territorio.

Il Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale (PDTA) è uno strumento di “Governo Clinico” che, attraverso un approccio per processi, consente di strutturare e integrare attività e interventi in un contesto in cui diverse specialità, professioni e aree d’azione (territorio, ospedale) sono coinvolte nella presa in cura del cittadino che presenta problemi di salute. Il PDTA consente inoltre di valutare la congruità delle attività svolte rispetto agli obiettivi, alle LG (Linee Guida Procedurali), alle risorse disponibili conducendo, attraverso la misura delle attività e degli esiti, al miglioramento dell’efficienza e dell’efficacia di ogni intervento.

Da “PERCORSO DIAGNOSTICO TERAPEUTICO DELLE PATOLOGIE TIROIDEE”

Azienda Ospedaliera Nazionale SS. Antonio e Biagio e Cesare Arrigo.

Alessandria. Regione Piemonte

Data l’alta prevalenza delle patologie tiroidee e il riscontro sempre più frequente di condizioni patologiche in fase precoce, cioè subclinica, è stato necessario per molte Regioni italiane redigere questi piani diagnostici terapeutici, in modo tale da fornire uno strumento di orientamento diagnostico ai medici, così da ottimizzare il percorso verso la diagnosi e la cura di queste patologie ed evitare una dispersione di risorse economiche e di tempo tanto per il paziente quanto per la Sanità Pubblica.

Questi strumenti sono di fondamentale importanza in primis per il Medico di Medicina Generale , che è il primo punto di contatto con il paziente ed è a lui che spetta il riconoscimento e il primo “inquadramento” dei sintomi tiroidei, cosa non sempre così scontata essendo questi ultimi estremamente eterogenei, di intensità variabile e in alcuni casi riconducibili tanto a una condizione di ipotiroidismo quanto ad un ipertiroidismo. È compito del MMG, inoltre, individuare i pazienti che necessitano di una visita endocrinologica specialistica e/o di esami laboratoristici e diagnostici (ad esempio l’ecografia tiroidea con color-doppler) di primo livello.

Compito dello specialista endocrinologo, invece, è quello di attuare il corretto inquadramento diagnostico del paziente e proseguire sulla strada della diagnosi, prescrivendo esami di secondo livello (agoaspirato, esami laboratoristici più specifici, scintigrafia etc) o sulla strada della terapia, che può essere farmacologica,  chirurgica o di pertinenza del Medico Nucleare.

È solo grazie  questa sinergia di molteplici professionalità che si può garantire uno standard medico di alto livello, che permetta al paziente di essere correttamente guidato lungo la strada giusta e più diretta nella risoluzione del suo problema di salute, senza prendere sentieri sbagliati e tortuosi che portano a perdite di risorse e tempo, creando stress e malessere in tutte le figure coinvolte.

 

 

 

 
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