TANGO ARGENTINO

di Federica Nardacci
Quando nel 1921 Rodolfo Valentino portava il tango sulle scene cinematografiche de I quattro cavalieri dell’Apocalisse, i tempi per questo genere musicale erano già abbastanza maturi. La sua storia, dalle origini non troppo lontane, aveva conosciuto una rapida trasformazione e il ballo popolare dei sobborghi cittadini (due uomini in coppia, in origine!) aveva presto conosciuto finanche il luccichio dei palcoscenici e dei riflettori. I ritmi africani, il flamenco, le canzoni e i balli argentini e uruguaiani - da cui il tango sembra abbia avuto origine - contribuirono, dunque, alla creazione di quello che sarebbe divenuto uno dei più popolari balli latino-americani nonché il simbolo dell’Argentina.
Il tango si sviluppò in varie forme: poteva essere del tutto strumentale, suonato da orchestre popolari (tango-milonga), oppure vocale e strumentale (tango-romanza) o ancora cantato (tango-canción). Quest’ultima forma, che si andò affermando in particolare negli anni trenta del Novecento, comportò un ulteriore slancio di questo genere musicale, sempre più diffuso anche nelle classi sociali più agiate.
La voce era accompagnata dal pianoforte oppure dal violino e bandoneón, e le liriche raccontavano di amori, gelosie, storie di strada: raccontavano della malinconia della povera gente, della nostalgia di terre lontane e del dolore degli emigranti, ma anche di politica, società e rivoluzioni.
Fu così che «il ballerino si fermò sulla pista per ascoltare il cantante», come affermava in una sua intervista il pianista e compositore argentino Angel D’Agostino. Quel pensiero triste, quelle parole, dovevano – a suo giudizio – salire dai piedi al cuore, per giungere, infine, alle labbra. Lo stesso Enrique Santos Discépolo (altro celebre compositore tanguero dei primi del Novecento) riteneva che il tango fosse «un pensiero triste che si balla», come ben racconta in Esta noche me emborracho (Questa sera mi ubriaco) canzone con la quale raggiunse il successo, nel 1928.
Il primo vero “tango-canción” sembra risalire, comunque, al 1915 con Mi noche triste, su testo del poeta e paroliere Pascual Contursi (1888-1932) e musica di Samuel Castriota (1885-1932), entrambi figli di immigrati italiani, come tanti altri artisti che hanno fatto la storia del tango.
Uno dei massimi esempi è il siciliano Ignacio (nato Ignazio) Corsini, detto “el caballero cantor”, arrivato a Buenos Aires nel 1896 all’età di cinque anni assieme alla madre e al fratello. Corsini apprese i primi rudimenti di musica dai gauchos di una fattoria presso cui prestava servizio, per poi trovare il successo a Buenos Aires, dove riuscì a imporsi non solo per il proprio talento ma anche grazie al suo fascino. Suo grande amico (ma soprattutto rivale) era Carlos Gardel (1890-1935). Di origine francese, Gardel fu uno dei più acclamati cantanti di tango del primo Novecento, la cui morte precoce in un incidente aereo (poco più che quarantenne e al culmine della sua carriera) contribuì a trasformarlo in una vera e propria leggenda. Le migliaia di copie di dischi venduti, le tournée in America e Europa, nonché le sue apparizioni nelle prime produzioni cinematografiche fecero di lui una star assoluta e la sua popolarità fu tale che milioni di persone si riversarono per le strade in occasione del suo funerale.
Il nome di Gardel è oggi particolarmente legato a una delle canciones da lui composte con testo di Alfredo Le Pera: Por una cabeza. Come non pensare a questa musica meravigliosa danzata da Al Pacino in una nota scena del film di Martin Brest, Profumo di donna?
L’Orquesta típica degli anni Venti-Quaranta (generalmente composta da violini, contrabbasso, bandoneón e pianoforte), nata per far ballare la gente, accolse, dunque, la figura del cantante, che divenne celebrità.
Tra le maggiori Orqueste (che prendevano il nome dal musicista fondatore) vi erano quelle di Roberto Firpo, Francisco Canaro, Osvaldo Pugliese. Quest’ultimo proveniva da una famiglia operaia piuttosto musicale: il padre Adolfo, flautista, gli comprò un violino e lo avviò allo studio della musica, ma il giovanissimo Osvaldo preferì infine il pianoforte, finendo col suonare, appunto, nelle famose orchestre di tango, fino a formarne una propria, nel 1938.
I suoi ideali sociali e la sua fede politica (era iscritto al Partito comunista) gli procurarono non pochi problemi: nel corso della sua carriera subì infatti censure e persecuzioni finché non fu arrestato sotto i governi di Juan Domingo Peròn e di Pedro Eugenio Aramburu.
Le grandi innovazioni che Pugliese introdusse nel tango dal punto di vista stilistico (uso del contrappunto e ritmo sincopato) furono a modello delle generazioni successive, con articolare riferimento ad Astor Piazzolla.
ARGENTINA, MILLE FACCE E UNA CUCINA STRAORDINARIA

di Cristina De Santis
Tutto il mondo è paese…Semplice proverbio? Credo proprio di no. Poche parole che celano una triste realtà. Nell’immaginario collettivo degli stranieri, l’italiano viene stigmatizzato con tre semplici sostantivi: pizza, mafia e mandolino, anche se io aggiungerei calciatori, veline e tronisti! Nel documentarmi per scrivere in maniera più veritiera possibile questo articolo, devo ammettere che sono rimasta estremamente sorpresa nello scoprire che secondo il progetto “Pantheon” del MIT, il 54,26% dei personaggi famosi argentini sono calciatori e al primo posto non troviamo Diego Maradona, bensì Alfredo Di Stefano: stupiti? Il primo posto tra i politici invece è occupato da Eva Peròn, seguita dal marito Juan. Molti di voi alla parola Argentina, associano il tango, la succulenta carne e, i più credenti, Papa Francesco: possiamo quindi affermare che l’Argentina è una nazione dalle mille facce, come il suo territorio d’altronde.
2.780.400 km² che lo rendono il secondo Stato più esteso dell'America Latina, il quarto delle Americhe e l'ottavo al mondo, con 23 province e una città autonoma, Buenos Aires, che è la capitale della nazione oltre che la sede del governo federale.
Montagne ad ovest e colline ad est, a formare gran parte del Cono Sudamericano, per circa 2.736.691 km² calpestabili, estesi tra la catena delle Ande e l'Oceano Atlantico; è quindi ovvio che l’Argentina abbia una grande varietà di climi, anche se prevale quello temperato, con estremi che vanno dal subtropicale a nord al subpolare nell'estremo sud.
Ritengo di avervi dato numeri a sufficienza per farVi capire la vastità del territorio e sono certa di rubarVi un sorriso nel rivelarVi che circa il 90% della popolazione si considera eurodiscendente, in quanto la mappa genetica degli Argentini è composta da un 79% di geni di provenienza dalle diverse etnie europee, principalmente quelle italiana e spagnola: dobbiamo ammettere che noi Italiani siamo buon intenditori nella scoperta di terre accoglienti!
Dopo i coloni spagnoli, infatti, ondate di coloni europei arrivarono in Argentina tra la fine del XIX secolo e la prima metà del XX secolo. Una grandissima parte degli immigrati arrivò dall'Italia, inizialmente dalle regioni settentrionali e successivamente anche da quelle meridionali: infatti più di 25 milioni di argentini hanno almeno un antenato italiano.
Il legame con il nostro Paese non si limita al passato o comunque non esiste solo a livello storico e culturale, ma soprattutto nel settore merceologico. La nostra terra esporta prevalentemente macchine, apparecchi, materiale elettrico, prodotti chimici ed affini, mentre importa dall’Argentina prodotti di origine animale ed alimentari in genere; d’altronde il settore primario lo colloca tra i primi paesi al mondo per produzione agricola e allevamento di bovini ed ovini, di cui il 15% è destinato all'esportazione, mentre il restante è materia prima per le industrie alimentari.
Il mio articolo inizia definendo gli italiani come buongustai, che non rinuncerebbero mai alle appetitose carni, e non solo, di origine Argentina, le quali vengono inserite nella piramide alimentare della dieta mediterranea.
Importante da sapere è, infatti, che 40 milioni di Argentini producono cibo circa per 400 milioni di terrestri e la cucina argentina è davvero ricchissima.
Territorio esteso, quindi varietà di clima e, di conseguenza, varietà di colture e allevamenti, hanno fatto sì che la cucina argentina sia rappresentata da ben 4 differenti zone gastronomiche: il Nordovest e il Cuyo, il Nordest, la Regione centrale e la Regione del Sud. Alcuni alimenti sono presenti in tutta la nazione, per esempio l’asado (carne grigliata), il dulche de leche (dolce di latte), le empanadas (fagottini di pasta ripieni di carne) e il yerba mate (foglie con le quali si prepara una bevanda simile al caffè), ma esistono piatti tipici, solo in alcune di queste regioni.
Quella argentina è una cucina basata prevalentemente sull’utilizzo di carne e di frumento; d’altronde i flussi migratori del passato hanno lasciato la loro firma anche nelle ricette ed infatti la cucina argentina sembrerebbe una rivisitazione della nostra dieta mediterranea. Gli Argentini mangiano moltissima carne: manzo, maiale, agnello, pollo, insomma qualsiasi animale che costituisca una fonte proteica, ma la quota maggiore è quella del manzo, il cui consumo pro capite ammonta a circa 68kg a persona all’anno. La maggior parte dei bovini viene allevata nella Pampa argentina, le estese pianure prive di spazi boscosi e di rilevi orografici rilevanti. Il bovino è infatti l’icona inconfondibile di questa terra. La sua carne ha un alto contenuto di amminoacidi essenziali, soprattutto il triptofano e l’arginina, che l’organismo umano non è in grado di produrre; ciò la rende un alimento perfetto per la crescita e lo sviluppo dei bambini, per aumentare la massa muscolare degli atleti e per sopperire alla perdita di efficienza del ricambio azotato nelle persone anziane. L’apporto vitaminico più importante è rappresentato dalle vitamine idrosolubili del gruppo B ed offre ben il 40% del ferro immesso nell’organismo; è inoltre una fonte importante di altri minerali come il potassio, il selenio, il magnesio, il calcio e lo zinco.
La carne bovina contiene una scarsa quantità di carboidrati, che, unitamente a bassi valori di grasso totale, fanno si che l’apporto energetico sia modesto. Purtroppo troppo spesso è accusata di contenere troppi grassi saturi e di essere quindi causa di ipercolesterolemia, ma è necessario distinguere di quale carne si parla!
Le analisi effettuate sulla carne Argentina concludono che circa la metà dei grammi di grassi presenti nella carne sono costituiti da acidi grassi quali l’acido oleico, palmitico, stearico e linoleico, grassi che hanno proprietà antiossidanti, di protezione metabolica in caso di infezioni e sono anticancerogeni. Non dimentichiamo che più è il rapporto tra questi elementi più si creano le condizioni favorevoli per la produzione del colesterolo HDL, cioè quello “buono”; nel muscolo del bovino, tale rapporto è altissimo e certamente senza paragoni con altri bovini allevati in Italia, Irlanda ecc…, quindi la bistecca argentina è la bistecca perfetta!
Il dato nutrizionale più importane riscontrato è sulla presenza di acidi grassi polinsaturi appartenenti alla serie omega-3 ed omega 6; ciò rappresenta un pregio dietetico di straordinario significato. Possiamo affermare che nel complesso la carne argentina è un prodotto che occupa lo stesso livello del pesce.

Oltre all’alto consumo di questi alimenti proteici, gli Argentini essendo uno dei più grandi produttori di cibo, dispongono anche di un’abbondanza di frumento, da cui si produce una grande quantità di pane bianco.
Le verdure ricoprono un ruolo molto importante nelle tavole argentine: nello specifico, pomodori, cipolle, lattuga, melanzane, zucche e zucchine.
Nonostante la grande quantità di risorse marine nel paese, tuttavia, il pesce ed altri prodotti ittici non sono consumati in grandi quantità.
Ho nominato la dieta mediterranea, in quanto la forte influenza italiana ha permesso un uso di alimenti come la pasta e la pizza, divenuti comuni tanto quanto la carne di manzo e anche il gelato trova la propria collocazione nell’alimentazione argentina.
L’area a nordest del paese, è sede di terreni coltivati ad agrumi e frutti tropicali, principalmente per l’esportazione, anche se negli stufati di carne argentini si trova, spesso, una combinazione di carne, verdura e frutta.
Siamo d’accordo che l’Argentina sia una terra da visitare non solo per le molteplici attrazioni di carattere coloniale ma anche per degustare i molteplici piatti locali. Leggendo le varie guide turistiche, vi è un’unanimità di pensiero del decretare Salta come la più bella città sotto tutti gli aspetti; infatti è soprannominata “Salta la linda”, cioè “Salta la bella” e inoltre la qualità della vita è definita rilassante. I Saltenos, ammontano a poco più di 450.000, sono cordiali ed accoglienti e tutto sembra fluire verso la consapevolezza di vivere in una realtà privilegiata. Salta si trova nella Valle del Lerma, ai piedi della cordigliera delle Ande, ad una altitudine di 1152 metri e, grazie alla sua struttura urbanistica a reticolato, è ordinata e facile da girare. Perché Vi sto menzionando proprio questa città? Credo proprio che ben presto lo capirete…alla prossima puntata, ma questa volta con la pancia piena: Vi suggerisco l’ottima ricetta delle empanadas, per le quali vale la pena fare uno sgarro alla dieta!
Empanadas Salteñas
Ingredientes para 24 tapas de Empanada de Hojaldre a la Salteña:

- 50 g de milanesas de nalga
- 1 taza de cebolla
- ½ taza de cebolla de verdeo
- 3 cdas de aceite
- 1 cdita de extracto de tomates
- ½ taza de agua
- Sal y pimienta
- 1 cdita de pimentón dulce
- 1 cdita de orégano
- 1 taza de papa cocida en cubos
- 24 aceitunas descarozadas
- Huevo batido (para pincelar)
Preparación:
- Cortar las milanesas en pequeños cubos y reservar.
- Rehogar ambas cebollas picadas en el aceite y salpimentar.
- Agregar la carne cortada a cuchillo y cocinar durante 5 minutos más.
- Agregar el extracto de tomates y el agua fría. Revolver unos minutos y retirar del fuego.
- Condimentar con sal, pimienta, pimentón y orégano. Mezclar y dejar enfriar.
- Colocar una cucharada del relleno en cada Tapa de Empanada La Salteña, 1 cubo de papa y 1 aceituna descarozada. Cerrar y hacer el repulgue tradicional.
- Colocar las empanadas en una placa apta para horno aceitada y cocinar en un horno precalentado a temperatura media (180°C) durante 30 minutos aproximadamente.
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